All of us are dead, disponibile su Netflix

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All of us are dead a cura di Giulia

Immaginate un virus dilagante. Immaginate che questo virus trasformi le persone in non-morti.
I nostri personaggi principali sono adolescenti che da un giorno all’altro si sono ritrovati chiusi nella loro scuola, a combattere contro i loro stessi amici e studenti per sopravvivere.

Una corsa verso la sopravvivenza, che in questo caso è rappresentata da una frenetica ed instancabile corsa verso il tetto della scuola, una, quindi, ascesa verso l’alto nella speranza di venire salvati dagli adulti. Questi stessi adulti che li lasciano lì, a sacrificarli per il ‘bene comune’, per evitare un dilagante effetto domino.

Un drama corale in cui ognuno di loro contribuisce alla collettività per trovare una strada per sopravvivere tutti insieme.

L’ammaliante pratica dell’eugenetica portata in una cornice narrativa soprannaturale: padre, prima, professore di biologia, dopo, Lee Byeong-chan, interpretato da Kim Byung-chul, cerca una soluzione alternativa per salvare il figlio dalle angherie dei bulli. Oltre alla disperazione si unisce la frustrazione del verdetto del consiglio scolastico che decide di non intervenire per punire i bulli.
Allora il prof prende in mano la situazione per cambiare le carte sul tavolo, creando un cocktail pericoloso e mortale.

Come affermato anche dallo stesso sceneggiatore, Lee Jae-kyoo, in questo drama ha voluto spostare la prospettiva di una apocalissi zombie da adulti ad adolescenti che si ingegnano per salvarsi, toccando anche diversi temi che, a mio avviso, non sempre è riuscito ad amalgamare per bene. 

Non posso non elogiare l’attenta scenografia ed il montaggio; spesso la camera segue i ragazzi mentre si muovono e corrono, trasmettendo affaticamento ed adrenalina.

Due sono le scene che mi sono rimaste impresse per la bellezza con cui sono state riprese.

In una unica sequenza spettacolare, si apre il sipario di All of Us Are Dead: siamo su un tetto di un edificio, la primissima scena è l’immagine di una croce riflessa in una pozzanghera, che per un’illusione ottica appare rovesciata. Questo, forse, è il preambolo di questo k-drama.

Una sequenza simile la si ritrova nella scena della biblioteca, dove Cheong-san, interpretato da Yoon Chan-young, letteralmente si arrampica sugli scaffali della libreria per mettersi in salvo, saltando da uno ad un altro, mentre al suo passaggio i mobili cadono, generando una sorta di confusione ordinata, e lo spettatore rimane col fiato sospeso finché non vediamo la conclusione di questa lunga ripresa.

Un elemento che ho particolarmente apprezzato è il tentativo di inglobare nel prodotto eventi e temi propri della società e storia coreana, ad esempio, la scena dei fiocchi memoriali attaccati rievoca decisamente lo stesso fiocco giallo per ricordare la tragedia del traghetto Sewol del 2014, ricordato come uno dei maggiori disastri che la Corea contemporanea abbia assistito.

Ciò che spicca maggiormente è la coralità del k-drama, i giovani attori danno una grande prova recitativa, funzionando bene insieme. Un’altra cosa che ho apprezzato – e fatto sorridere – è la visione candida in mezzo a questa catastrofe sul gestire i bisogni primari. 

Contro ogni aspettativa, qualsiasi genere che si avvicini ad un horror lo evito, è un drama che ha saputo catturarmi senza angosciarmi eccessivamente. È un prodotto, a mio parare, riuscito ed interessante traslare la corsa alla sopravvivenza negli adolescenti.

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Giulia S
Giulia. Cresciuta a pane e k-drama ha creato questo spazio per parlare del suo paese d'origine, la Corea del Sud, a 360° facendo perno sulla sua interculturalità e vuole sviluppare un ponte bi-direzionale tra la Corea e l'Italia. Racconta la Corea attraverso i kdrama con #dramiamo, propone uno sfizioso aperitivo coreano con #eatdrinkorea e fa lunghi approfondimenti sulle notizie dalla Corea per #rassegnadallacorea, il tutto a suon di Kpop con #radio360. Ogni tanto esce dal paese per osservare le altre culture con #oltrelacorea.

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