Chicago Typewriter: sentimenti e valori

Chicago Typewriter

Chicago Typewriter: sentimenti e valori tra presente e passato

Se c’è un kdrama che mi è rimasto nel cuore e che mi ha fatto innamorare perdutamente della Corea, questo è sicuramente “Chicago Typewriter – 시카고 타자”. 

Decisi di vedere questo piccolo capolavoro nel 2017, incuriosita dalla presenza di Im Soo-Jung, la prima attrice che vidi in un film coreano, consigliatomi da uno dei miei migliori amici, dal titolo “I’m a Cyborg, But That’s OK”. (Se manca nella vostra lista di film, correte a vederlo!) 
Le mie aspettative, nonostante la sua presenza, non erano particolarmente alte, per il semplice fatto che non sono una grande appassionata di k-drama storici, ma per fortuna non mi son fatta scoraggiare da questo dettaglio. 

La storia inizia con la presentazione dei protagonisti: 
Han Se Ju, scrittore di best sellers che ha un blocco creativo, interpretato da Yoo Ah In;  
Jeon Seol, la soprannominata “leggendaria Fan” appassionata di letteratura e dello scrittore, che vive la sua vita passando da un lavoro ed un altro, interpretata da Im Soo Jung
Yoo Jin Oh, letteralmente un ghostwriter, imprigionato nella macchina da scrivere e che vuole ricordare il suo passato, interpretato da Go Kyung Pyo.

Proprio questo oggetto diventa la chiave ed il collante dei protagonisti, dal quale parte e prende forma la storia di questo k-drama. 
Sin dalla prima puntata vediamo come questa macchina da scrivere svolga fin da subito un ruolo importante. Il primo incontro con il protagonista crea un effetto di attrazione particolare per Han Se Ju, un richiamo profondo che porta a far riemergere dalla memoria del protagonista i ricordi della sua vita precedente, ma non solo i suoi!

Il tutto parte da una voce femminile che dice le seguenti parole:

Sai qual è il soprannome di questa pistola? Poiché il suo colpo di pistola suona come una macchina da scrivere, ha ottenuto il soprannome di Chicago Typewriter. Sai, se una penna è più forte di un coltello; una macchina da scrivere può essere più forte di una pistola. […] Ti sto dicendo di scrivere qualcosa di buono, non come gli sciocchi pezzi che scrivi per sedurre le donne o per guadagnare fama e fortuna…scrivi qualcosa di realmente buono.

Voce che scopriremo appartenere alla Jeon Seol del passato. 

Queste parole, come se fossero un incantesimo, danno il via alla narrazione, facendoci capire che intraprenderemo un viaggio avventuroso tra il presente ed i ricordi di un passato emozionante, tutto da scoprire. 

Tutti e tre i protagonisti si troveranno a dover ripercorrere insieme i ricordi delle loro precedenti vite, portando la trama a viaggiare tra presente e passato, ma anche i protagonisti e gli spettatori saranno trasportati negli anni ’30 del Gyeongseong, vecchio nome con il quale era chiamata la città di Seoul, durante l’occupazione giapponese. 
Nonostante un inizio lento, in cui i personaggi vengono presentati piano, anche perché sono loro stessi a dover scoprire il loro passato, tutto viene enfatizzato da questa contrapposizione tra presente e passato che, proprio come un libro, ti fa entrare ne vivo del k-drama, facendoti empatizzare con i protagonisti, con i loro sentimenti, con la loro storia ed i loro valori, ma anche con qualcosa di più grande di tutto ciò: l’identità coreana. 

Ma di cosa parla Chicago Typewriter realmente? 

Premessa: da sociologa e da appassionata della cultura coreana, ho indossato le lenti della mia professione per meglio interpretare la trama di questo k-drama e probabilmente anche questo ha contribuito a farmi apprezzare e amare Chicago Typewriter in modo particolare. 

Filo conduttore della storia è senza dubbio l’amore. Già nelle prime scene si comprende questo dettaglio dalla dedizione di Han Se Ju nella raccolta delle informazioni dei suoi libri, da Jeon Seol che è una fan che ama e supporta il suo scrittore preferito, l’amore per l’amicizia che lega fortemente i tre protagonisti tale da portare Yoo Jin Oh ad avere la sua anima imprigionata nella macchina da scrivere. Ma non è solo questo. Troviamo l’amore per i valori e per la propria patria che porta i protagonisti del passato a dover sacrificare e soffocare le loro passioni per un bene e fine superiore, la liberazione della Corea.  

Infatti il primo elemento che balza agli occhi dello spettatore è la contrapposizione dei personaggi tra presente e passato, i primi in un certo senso più spensierati ma che comunque si ritrovano a dover affrontare gli strascichi del passato, e i secondi misteriosi ed affascinanti, con forte senso di emancipazione e ribellione, membri del Joseon Youth Alliance, un gruppo di resistenza contro l’occupazione giapponese dell’epoca. 
Questa seconda caratterizzazione diventa punto focale della storia, non solo perché mostra figure interessanti ed intraprendenti, ma perché in un certo senso impersonificano la stessa Corea, una Nazione giovane che con impegno e sacrificio tenta di emergere e di mostrare la sua identità, non solo al Giappone ma al mondo intero. (Ricordiamoci come ancora oggi sono grande simbolo di stacanovismo e di continua crescita economica e culturale il cui sviluppo rapidissimo portò già negli anni ’60 la Corea a e diventare simbolo del progresso tecnologico e anche del grande benessere).
La resistenza e la volontà di ribellarsi dei protagonisti trasmette in pieno la loro identità ma rappresenta anche quella del popolo coreano, mostrando come il valore di riconoscere e rimarcare la propria identità sia più forte ed importante di qualsiasi altro aspetto della loro vita. 
Il riconoscimento di ogni singolo coreano, della Corea, diventa la chiave interpretativa delle scelte dei protagonisti ma anche del loro presente.  

Questo aspetto porta ad un secondo filo conduttore della storia: la Gioventù, quella rinnegata e sacrificata nel passato dai protagonisti, quella vissuta nel presente con più leggerezza ma anche con tutte le tipiche sfaccettature che possono esserci nella vita di tutti noi, inoltre il regista ci riporta ad un momento storico importante che riprende la crescita e lo sviluppo dei movimenti che porteranno la giovane Corea a liberarsi dall’oppressione giapponese. 

E qui vediamo un aspetto della cultura coreana che continua tuttora ad affascinarmi, ovvero l’amore per l’impegno, perché i protagonisti sono portati dal contesto storico a sacrificare la loro gioventù, ma lo fanno con una forte consapevolezza e passione, trasformando questo impegno in qualcosa di utile, necessario e ricercato. 
Anche in questo caso, il ritmo della storia, ci permette di comprendere i punti di vista dei personaggi, portandoci ad una crescita e consapevolezza della trama in ogni puntata aiutandoci ad immedesimarci sempre di più con loro ma anche a dare il giusto spazio ad ogni singolo evento, sia del passato e che del presente, facendo coincidere ogni tassello della storia. 

Questo K-Drama, nonostante sia storico, non risulta pesante nella trattazione delle tematiche, anzi la Storia diventa background e allo stesso tempo protagonista, fondendosi con Han Se Ju, Jeon Seol e Yoo Jin Oh. L’armonia e il bilanciamento che c’è tra i tre protagonisti e la loro amicizia e storia d’amore, arricchita dal contesto storico e culturale, rende Chicago Typewriter uno dei più bei k-drama visti finora, perché, oltre a coinvolgerti e ad avere delle interpretazioni stupende date dai tre attori, ti dà la possibilità di imparare e di darti un piccolo scorcio alla storia, ma soprattutto della cultura e identità coreana, portandoti a legare e ad amare questo paese in modo diverso, quasi diventando tu stesso un soggetto partecipante della storia, uno dei patrioti senza volto della Joseon Youth Alliance. 

Ed è proprio grazie a questa particolarità ed a tutti questi elementi inseriti nel drama che ho iniziato ad amare questo paese e a decidere di studiare la loro lingua ed approfondire sempre di più le mie conoscenze sulla Corea. 

Ora vorrei fare delle considerazioni socio-dramose. 
Come evidenziato nella premessa, questa mia interpretazione di Chicago Typewriter è data sia dalla mia professione di sociologa che dalla mia età. Perché evidenziare di nuovo questo dettaglio? Perché il mio background mi ha permesso di interpretare ed amare questo drama, che per le nuove generazioni probabilmente è molto sottovalutato. 

Sono cresciuta nell’epoca che sociologicamente viene definita “delle passioni tristi”, in cui i giovani iniziano a sviluppare crisi identitarie in seguito alla perdita dei valori delle generazioni passate, in cui si risente la presenza e la forza dei movimenti studenteschi del ’68, senza poter aggrapparsi a dei valori presenti, nel quale si sviluppa una lotta tra la ricerca di nuovi valori ed un abbandono dei vecchi che genera spaesamento e nostalgia. Questo fenomeno e processo, analizzato anche su me stessa, mi ha fatto capire come questo k-drama e i valori coreani in esso contenuti, possono diventare e rappresentare dei nuovi valori per me, diventando fonte di ispirazione ma anche di integrazione con una cultura orientale molto differente, non solo da quella italiana, ma da quella occidentale nel senso più ampio del termine. 

Infine vorrei sottolineare come la macchina da scrivere in questo k-drama è un simbolo ricco di significati, che esprime al meglio il filo conduttore di tutta la storia. È un dono tra due amici importanti, è un’arma della resistenza, è un testimone delle scelte e degli errori dei protagonisti, è un simbolo di amore e di scoperta, è la chiave che collega il presente al passato ma che allo stesso tempo porta noi spettatori in una dimensione intermedi tra cinematografia e libri, tra osservatore e partecipante, tra irreale e reale, narrandoci in modo semplice e diretto un pezzo della vita e della storia di un fantastico paese dal punto di vista del suo giovane popolo: la Corea. 

Ringrazio infinitamente Francesca, tsuki_no_oni, per aver condiviso con noi i suoi pensieri, osservazioni ed emozioni. Per averci dato un quadro sociologico entro il quale inquadrare il k-drama e per tutti questi motivi, consigliarlo.

 

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