Moonshine, il proibizionismo in epoca Joseon

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Moonshine, il proibizionismo in epoca Joseon a cura di Eleonora Aracri

Se vi dicessi proibizionismo, quel periodo storico caratterizzato dal divieto di consumare e vendere alcolici, non vi verrebbe mai in mente la Corea del Sud vero? Ma più l’America a cavallo tra gli anni ’20 e gli anni ’30. Invece il k-drama di oggi, ci porta esattamente in quelle atmosfere, ma lo fa in pieno periodo Joseon. 

Il #dramiamoinhanbok, la rubrica spin off di #dramiamo a cura di Eleonora, oggi ci parla di “Moonshine“. 

I ministri vicini al re, all’interno di un kdrama storico, sono sempre i suoi peggiori consiglieri, perché tramano nell’ombra per alimentare i propri interessi, ed infatti anche in questo caso, su loro consiglio, il sovrano decide di bandire l’alcol dal paese. Il popolo non è per nulla felice della situazione, l’alcol non veniva utilizzato solo per diletto personale, ma anche per i riti agli antenati. Così, come spesso accade, si formano bande che lo commerciano clandestinamente. Ma la nostra storia inizia qualche tempo dopo questo divieto. 

Kang Ro-Seo è la giovane figlia di una nobile famiglia caduta in disgrazia, suo fratello cerca ogni modo possibile per superare il difficile esame di stato, che tuttavia se superato gli assicurerebbe una solida posizione a corte. Scioccamente però si indebita proprio con uno di questi trafficanti di alcol. Un debito ingente, che con gli umili lavori che è costretta a fare, non sarebbe mai in grado di ripagare in tempo.
La sua soluzione? Realizzare, con una vecchia ricetta di famiglia, un delizioso alcolico da vendere alla popolazione, proprio durante il divieto reale.

La situazioni non sarebbe neanche così negativa, si guadagna piuttosto bene, se non fosse che il fratello decide di affittare una stanza in disuso della casa ad un giovane giunto da poco in città, Nam Young. Che per ironia della sorte finisce con il diventare un ufficiale per il Saheonbu, ossia l’ufficio che aveva il compito di reprimere le persone che infrangevano il divieto dell’alcol. 

La storia avrebbe già così tanta carne al fuoco, ma il tutto viene reso ancora più speziato dalla presenza di un principe ereditario e di una giovane nobile, del tutto fuori dagli schemi. 

Sarò sincera, Moonshine non è l’imperdibile drama storico ricco di sfumature che non potete perdere, anzi si piazza esattamente nella media dei prodotti televisivi del suo genere. Ma è proprio per questo motivo che risulta perfetto come recupero, soprattutto in un periodo in cui non avete particolarmente voglia di approfondire, ma comunque volete immergervi in una storia del genere, che sappia comunque regalare emozioni. 

I personaggio sono un po’ stereotipati, senza alcuna ombra di dubbio, ma la loro recitazione regge. 

Parliamo di loro nel dettaglio, il nostro personaggio maschile è Nam Young, interpretato da Yoo Seung-Ho. Un personaggio inflessibile, ligio alle regole fino allo sfinimento se serve, forse anche per via della sue origini ma comunque disposto a lottare per le persone che ama e in quello in cui crede. 

D’altro lato il second lead maschile il principe ereditario Lee Pyo, interpretato da Byeon Woo-Seok, figlio di una concubina reale diventa principe in circostanza che neanche lui avrebbe mai voluto. Questo lo fa soffrire molto e lo porterà alla ribellione continua contro lo status quo. 

I nostri personaggi femminili invece, come già detto, hanno portato sullo schermo di nuovo personaggi molto moderni, sia per indole che per intenzione, sono indipendenti e fiere di esserlo, manipolatrici quando serve e disposte a tutto. Da una parte Kang Ro-Seo, interpretata da Lee Hye-ri. Lei è affascinante, costretta dalla sorte alla sopravvivenza, trascina con sé tutto il suo nucleo familiare ed i suoi amici.

Interessante anche il personaggio della giovane nobile, Han Ae Jin, interpretata dalla dolcissima Kang Mi-Na, testarda e determinata, lei al contrario ha tutto ciò che si potrebbe desiderare, viziata ed amata da suo padre, il ministro della guerra, ma niente le va a genio, quindi cerca ogni modo possibile per ribaltare la situazione a suo favore. 

Bravi i comprimari, che pur rimanendo sulla sfondo, regalano degli avvincenti momenti comici. 

La trama non gode di un intreccio particolarmente complesso, la storia scorre lineare, si segue e si dispiega senza alcun problema di fronte allo spettatore, che comunque rimane coinvolto nelle vicende. 

Per quanto concerne la fotografia invece, secondo il mio parere, un bel cavallo di battaglia. La fotografia di Moonshine infatti è davvero molto bella, alcune volte le scene richiamano apertamente i loro dipinti antichi, quelli su carta da riso. Altre volte l’uso del colore, troppo esautorato, rende alcuni paesaggi inverosimili, ma la regia è parecchio brava perché lì sfrutta per incorniciare momenti particolarmente delicati. 

A questi colori così leggeri si contrappongono i contrasti dei colori scuri ed accesi. Le stanze del re, per esempio, sono avvolte nella penombra, illuminate fiocamente dalle deboli luci delle candele disperse tutte intorno, che riversano sui visi delle persone che gli fanno visita inquietanti giochi di ombre e luci. 

Devo dire che seppur non particolarmente colpita, non è un drama privo di difetti, mi sento comunque di consigliarlo. Un prodotto leggero, con qualche pretesa forse, ma che non ha pienamente soddisfatto. Ma che comunque nel suo complesso risulta godibile, magari ancora meglio con un bel bicchiere di makgeolli (막걸리). 😉

Visto che si parla principalmente di alcol, il consiglio letterario che mi sento di collegare al drama è il saggio “Breve storia dell’ubriachezza” di Mark Forsyth. Ma di questo parliamo sul mio feed, vi aspetto. 

Si ringrazia Ele per il suo prezioso contributo!
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