Move to Heaven: l’elaborazione del lutto

move to heaven

Move to Heaven: se ne aveste la possibilità, chiamereste i “Ripulitori di Trauma”?

 

  • Drama: Move To Heaven  
  • In Hangul: 무브 투 헤븐나는 유품정리사입니다
  • Totale Puntate: 10 
  • Durata: 53 minuti circa a puntata
  • Reperibilità: Netflix 
  • Nel Cast: Tang Joon-Sang; Lee Je-Hoon; Ji Jin-Hee; Hong Seung-He

“Cosa ti ho sempre detto?  Anche se non vedi qualcuno è sempre al tuo fianco. Finché li ricordi, non spariranno mai.”

L’elaborazione del lutto è per gli esseri umani, un processo lungo e doloroso. Ma più di qualsiasi cosa strettamente personale.
Ognuno
affronta il dolore a suo modo, ma pensate se aveste la possibilità di chiamare  dei “Ripulitori del Trauma”. Che cosa sono?
Persone che aiutano il defunto ad  effettuare il suo ultimo “trasloco” ed aiutano indirettamente la famiglia dei cari estinti a dire loro addio.  

Parla di questo “Move To Heaven” il nuovo drama targato Netflix, che si ispira  al saggio “Things Left Behind” di Kim Sae-Byul. (No, il saggio non è purtroppo  reperibile in italiano e non sono riuscita a trovarlo neanche in inglese. Ma se andate su Instagram, sulla pagina theswoonnetflix potete ascoltare Lee Je Hoon che ne legge un estratto, in coreano con sottotitoli in inglese).  

Almeno queste sono le sue solide fondamenta, perché da queste premesse iniziali la storia si apre sopra un mondo che probabilmente molti di noi non  avevano mai considerato. Gue-ru (interpretato dal superlativo Tang Joon-sang), ha la sindrome di Asperger, uno dei disturbi dello spettro autistico. Gestisce la  ditta Move To Heaven con il padre, finché un giorno suo padre muore ed il ragazzo viene affidato alle cure dello Zio, Sang-gu (interpretato da Lee Je hoon), ex detenuto e lottatore clandestino. 

La storia si dipana su due livelli, da una parte abbiamo le singole storie dei  defunti, che ci permettono di analizzare numerosi temi della società tutta, non solo coreana. Si parla infatti di omosessualità e della difficoltà di sfidare i propri  genitori per amore; di relazioni tossiche e delle loro conseguenze più estreme, il  femminicidio; l’abbandono delle persone anziane; ma anche del difficile processo di adozione internazionale.  

Dall’altro lato, la storia dei protagonisti, il cui focus principale è incentrato sulla famiglia, in tutte le sue diverse sfaccettature; la loro storia è inframezzata da un episodio in particolare che segna inconsapevolmente la vita di uno dei  protagonisti, in questo caso una tragedia tutta Coreana, che gli spettatori più  attenti di k-drama conoscono molto bene, perché è stata più volte ripresa.  

È veramente molto bello, maneggia una materia come quella del lutto, con estrema delicatezza. Geu-ru non esprime quasi mai le sue emozioni, non nel  modo in cui siamo soliti farlo noi almeno, eppure si trova immerso in una  condizione lavorativa in cui proprio le emozioni la fanno da padrone.

Molto speciale il rapporto che si instaura con lo Zio, che a sua volta e per motivi differenti, esprime raramente quello che prova. Per cui abbiamo un ragazzo che  non riesce a farlo, ma che in tutta la sua difficoltà dimostra come le sue siano le parole più sincere di tutti, perché prive delle costruzioni create delle circostanze in cui vengono pronunciate ed un adulto che ha preferito costruirsi una corazza, per sfuggire ad un passato duro e doloroso. Entrambi si incontrano, si scontrano e cercano di comprendersi, con non poche difficoltà ed errori.  

La fotografia è pazzesca, con questi Skyline di Seul che si incontrano con luoghi della città molto più periferici e decisamente poco turistici, ma genuini e veri.
I luoghi, infatti, svolgono un’importante funzione nel drama. Se da una parte rappresentano l’ultimo luogo delle persone che ci hanno lasciato e come tali vengono trattati dai protagonisti, con estremo rispetto, attraverso questo rituale in cui vengono deposte le cose appartenenti al defunto in una scatola  gialla che verrà consegnato alla famiglia, quasi come se venisse racchiusa la “personalità dei defunti” quelli che sono stati i loro sogni, le loro speranze ed i  loro desideri. Dall’altra fungono da fotografia della personalità dei nostri  protagonisti e del loro rapporto.

La casa di Gue-ru, per esempio, è molto  ordinata, curata e pulita ma l’arrivo improvviso dello Zio, che non riceve il  permesso di dormire nella stanza del padre o di sedere al suo posto a tavola, per cui decide di accamparsi in soggiorno provocando il caos nell’ordine della casa, ricalcando quasi la sua venuta che ha provocato disordine nella vita di Gue-ru.
Il risultato di questa doppia visione e dell’uso della luce, rende gli ambienti  familiari e trasmette allo spettatore una sensazione di intimità. 

Non vi nascondo che si piange tantissimo. Però quello che saprà trasmettervi, vi  ripagherà di ogni lacrima versata. Quindi armatevi di fazzolettini, tanto  cioccolato e buona visione. 

 

 

Ringrazio di cuore Ele, ele.aracri, per aver condiviso con noi i tuoi pensieri su questo k-drama così delicato e intimo. Per avercelo raccontato tramite le tue osservazioni sui luoghi e sull’ambiente circostante.

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Ele Aracri
Eleonora classe 1994, laurea in Giurisprudenza. Calabrese di nascita, nerd di adozione. Appassionata di libri e storia, Eleonora si occupa della rubrica #dramiamoinhanbok, in cui ogni mese vi consiglia un drama storico e lo collega ad un consiglio letterario di diversa natura. Durante il periodo di Halloween cura invece la rubrica #dramiamospooky. Tutte le mattine nelle stories Instagram seleziona articoli per la nostra rubrica in comune #rassegnadallacorea, per cui scrive anche degli approfondimenti.

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