My Name. La vendetta del nome

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My Name, la vendetta del nome a cura di Eleonora Aracri

–  Credevo non ti avrei più rivisto, invece eccoti qui. Ancora a combattere i tuoi demoni?

–  Non ho altra scelta, se voglio sopravvivere. La vita è una guerra.

–  Non puoi né perdere, né arrenderti. Proprio come in una guerra.

–  Io non conosco altro modo di vivere.

V for vendetta” scriveva Alan Moore ed è proprio la vendetta il motore del kdrama “My Name“, scritto da Kim Ba-da e diretto da Kim Jin-min (la cui regia avevo avuto già modo di apprezzare in “Extracurricular” che trovate sempre su Netflix e nel mio amato “Lawless Lawyer” che potete vedere, invece, su Viki).

Che cosa siete disposti a fare per vendetta? Fino a dove siete in grado di spingervi? Ma soprattutto, siete sicuri che il destino non vi giochi una brutta carta? 

Corea del Sud, 2016, Yoon Ji-woo è una liceale il cui padre è ricercato dalla polizia per spaccio di droga. La vita di Ji-woo è un inferno, tormentata dalla polizia e bullizzata a scuola. Il giorno del suo compleanno la sua vita viene completamente stravolta, il padre viene ucciso da una figura sconosciuta che sembra sparita nel nulla. La polizia ignora quanto successo, per loro un criminale in meno. 

Così Ji-Woo si rivolge all’unica persona che sembra avere a cuore suo padre,il capo della banda Dongcheon, Choi Mu-jin. Per ottenere la sua vendetta però sarà costretta a cambiare identità, a partire dal suo nome, d’ora in poi si chiamerà Oh Hye-jin. L’unica cosa che le importa è trovare ed uccidere l’assassino di suo padre. Nient’altro ha importanza. 

È un thriller/noir avvincente, con una trama sapientemente gestita, violento e crudo, non risparmia nulla al suo spettatore, visto il contesto però è un tipo di violenza inserita con cognizione di causa. Difficile distrarsi, la storia ti cattura e coinvolge, con un ritmo sempre incalzante, complice un montaggio veramente ben riuscito, che inevitabilmente ti spinge a proseguire la visione. Bisogna dire che alcune cose forse le vedi arrivare da lontano, ma non ti lascia l’amaro in bocca per questo. 

Come ogni kdrama Netflix poi, conta poche puntate, solo 8 e da pochi minuti, il più lungo dura solo 58 minuti. 

Bellissima la fotografia, soprattutto nei primi episodi si concentra tantissimo sulle riprese strette, nei vicoli bui, quelli di periferia, illuminati da una tenue luce rossastra. Quelle vie, che se conoscete l’Asia, ospitano sempre quei locali minuscoli o le bische clandestine. Ma non solo, perché gioca anche sulle grandi angolature, con meravigliose riprese della capitale, dei monasteri buddisti ricoperti dalla neve e non solo. 

Mi sento di segnalare due prove recitative, in particolare quelle che ci regalano Han So-hee e Park Hee-soon, sono a dir poco superbe. Un rapporto complesso il loro, che sono stati in grado di riportare sulla scena in maniera perfetta. Due personaggi che a modo loro racchiudono le loro fragilità sotto questa corazza che si sono dovuti costruire. Si dice che un’anima in tormento ne riconosca sempre un’altra, con loro è stato esattamente così. Anche se per molti versi, il tormento di uno nasce dall’altro. 

Molto bella anche la simbologia presente nella serie, il simbolo della banda è un Uroburo, un serpente che si morde la coda e la inghiotte, nel caso specifico due serpenti intrecciati. Un simbolo antico, presente in varie culture, che vuol dire l’eterno ritorno del tradimento, vi verrebbe da dire in questo caso.

Ed un collante il padre di Oh Hye-jin, che non aleggia solo come spirito, ma che è sempre presente, sia nei vari flashback che la serie ci regala, ma anche nelle foto, come quella sulla scrivania di Choi Mu-jin. Ma anche tramite l’urna che diventa l’unico elemento di arredo per Oh Hye-jin, sia nella palestra, l’urna rotta le salva la vita, sia nel suo appartamento da adulta. Un po ‘ a ricordarle del suo perenne compito. 

Se non si fosse capito ho amato questo kdrama e ve lo consiglio caldamente,  come sempre, attenzione ci sono scene che possono infastidire, tantissimo sangue e violenza. 

Ps: se dopo averlo visto avrete voglia di recuperare altro sullo stesso stile, sempre su Netflix e sempre coreano, trovate il film Night in Paradise.

Si ringrazia Ele per il suo prezioso contributo!
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