The King’s Affection, identità celate

the king's affection k-drama

The King’s Affection per #dramiamoinhanbok

In una notte di pioggia, durante il periodo Joseon (non abbiamo una data precisa), due gemelli nascono alla corte del Re. Ma i gemelli portano sfortuna, chi mai darebbe credito ad un uomo, un futuro re per giunta, che ha condiviso l’utero con una donna?. Bisogna fare qualcosa. Tutti quelli che hanno assistito alla nascita dei gemelli reali devono morire, la stessa sorte deve toccare anche alla principessa. Ma se Harry Potter ci ha insegnato qualcosa, è che l’amore di una madre supererà sempre le decisioni ingiuste di uomini crudeli. La bambina viene salvata e mandata lontano, finché un giorno, sfortunate coincidenze, la riporteranno a palazzo e sarà costretta per il bene di molti, ma non per il suo, visto che dovrà rinunciare a tutto, compreso il suo nome, per prendere il posto del principe ereditario. Una beffa crudele del destino, che segnerà la sua vita.
 
Oggi per #dramiamoinhanbok, la rubrica che Ele cura come appendice di #dramiamo, vi parla del tanto atteso e da molti amato drama “The King’s Affection“, che potete vedere su Netflix.
 
Lee Hwi è il principe ereditario del regno di Joseon, il principe di ghiaccio, è stato soprannominato così dalle dame di corte e dagli eunuchi, per via dell’aurea di mistero di cui si avvolge, tiene tutti distanti almeno a 3 passi da lui, lo fa perché teme che la sua vera identità venga rivelata, condannando non solo se stessa ma tutte le persone che hanno nascosto la sua vera identità.
La sua vita però si incrocia, per un gioco di poteri orchestrato dal padre di lui e dal nonno di lei, con Jung Ji Woon, che è stato designato dal re come precettore reale di Lee Hwi. Lui è completamente all’opposto, solare, allegro, divertente, pronto a vivere la sua sconclusionata vita. I due si conoscono già, ma non si riconoscono, da bambini infatti si erano legati ma per via di circostanze più grandi di loro si erano dovuti allontanare, anche se i rispettivi ricordi li avevano sempre accompagnati negli anni.
 
Il drama riprende un tema, quello dei gemelli e dei doppi che si scambiano il posto, che non è una novità per i kdrama storici, i gemelli sfortunati sono presenti anche nel kdrama “The Mirror of the Witch’s“, abbiamo parlato del drama per il calendario dell’avvento #lacoreasottolalbero, mentre i doppi che si scambiano i ruoli lo potete ritrovare nel kdrama “The Crowned Clown“, che sarà presto oggetto di un #dramiamoinhanbok.
 
Lee Hwi è interpretato da una superlativa Park Eun-bin, che ci ha regalato un principe ereditario molto interessante. Questa è la prima volta che una donna veste quei ruoli maschili così importanti nel periodo Joseon, era pertanto un personaggio complesso, ricco di sfumature, caratterizzato in modo tale da farci percepire le rinunce a cui era stata costretta, ed aveva bisogno per questo di un’interpretazione che fosse sentita. Credo che lei, con la sua recitazione, ha saputo restituirci tutto questo. Dal tono della voce, agli sguardi, perfino i sorrisi erano cadenzati e attenti, mai troppi, perché la sua femminilità non doveva mai trapelare.
Per non parlare delle scene in cui doveva essere, a tutti gli effetti il principe ereditario, che lavoro mirabile.
 
Jung Ji-woon il precettore reale, era invece interpretato da Rowoon. Il suo personaggio è quello che vive il conflitto interno che permette più di tutti di aprire un dialogo sulla sessualità in quel particolare periodo storico. Perché è un uomo attratto dalle donne, ma che si trova ad affrontare anche una forte attrazione per il suo allievo, il principe ereditario, lui non sa che si tratta di una donna e di quella donna in particolare, quindi vive il tutto in maniera conflittuale. Eppure ne è innamorato, questo lo spingerà a superare qualsiasi pettegolezzo, qualsiasi precostrutto sociale, pur di stargli accanto.
 
La fotografia del drama gioca proprio su degli elementi di conflitto, due elementi in particolare, che appaiono agli occhi dello spettatore come dei contrasti inevitabili. Se da una parte infatti abbiamo i luoghi aperti, come lo sono il terreno di caccia ed il giardino del palazzo, in cui il principe ereditario non può essere se stesso, ma dove inevitabilmente la sua vera natura celata, traspare quando guarda ammirata gli alberi che sbocciano in fiore. La natura prepotentemente urla al mondo chi è, mentre lei non può essere altro che quello che gli altri credono lei sia. Dall’altro lato abbiamo gli anfratti del palazzo, gli spazi nascosti, dove può essere pienamente se stessa anche se solo per un breve attivo, dove si spoglia degli abiti del principe ereditario per sognare ad occhi aperti. Ne è un esempio meraviglioso, la scena in cui indossa le Kkotsin (꽃신), le scarpe di donna di seta con ricami floreali, nella sua stanza.
 
Devo invece dire che non mi hanno fatto impazzire i comprimari, erano tutti delle macchiette, un po’ stereotipi dei loro personaggi. Anche se Nam Yoon-su, che non aveva un personaggione, nonostante il ruolo che loro hanno deciso di affidargli alla fine, ha fatto un ottimo lavoro.
Il ritmo del drama procede incalzante, non ci sono momenti morti questo però, fino ad un certo punto, verso la metà circa per me, si sono parecchio incartati. La scelta di farla salire al trono può essere anche accettabile, ma bisognava gestirla decisamente meglio, con scelte più ponderate, che avrebbero portato ad un finale che non fosse troppo frettoloso, anche se storicamente accettabile, nonostante tutta la storia non lo possa essere. Se avessero tagliato qualche scena e condensato alcune scelte narrative, sarebbe stato un prodotto di gran lunga migliore. Tutto sommato un buon drama storico, che consiglio di recuperare.
Come dicevamo nel post di presentazione, la rubrica comprende anche consigli di letteratura. Se avete già visto il drama, oggi ben due consigli, un romanzo “Lei che divenne il sole” di Shelley Parker-Chan, il romanzo è un retelling della storia di Zhu Yuanzhang, il contadino ribelle che nella Cina del XIV secolo cacciò i Mongoli e divenne il primo imperatore della dinastia Ming.
Trovate un breve parere sul mio profilo, vi riporterà, per quanto in maniera differente in quelle atmosfere, ed il saggio “Svestite da Uomo” di Valeria Palumbo. La storia delle donne che indossano abiti maschili, per scelta o per necessità, non è una novità e non è prerogativa della sola Corea. Il saggio è un pò vecchiotto del 2007, ma lo trovate spesso sia usato che in ebook.

Un grazie speciale ad Ele per continuare ad arricchire il nostro viaggio con #dramiamoinhanbok! 

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