The red sleeve, il k-drama del 2021

the red sleeve drama

The red sleeve per #dramiamoinhanbok

“Non mi interessa se questo è un sogno. Non mi interessa se questa è la morte. Scelgo questo momento in cui posso stare con te. E spero che questo momento non passi mai. Possa questo momento durare per sempre.”

Si muovono silenziosamente, quasi sempre sullo sfondo della scena e quasi sempre con il capo chino. I polsini delle maniche dei loro meravigliosi hanbok da servizio, sono di colore rosso, il colore del re, perché tutte loro gli appartengono. Tutti i palazzi e le persone che li ospitano, dipendono dal loro servizio. Le vediamo sempre nei drama storici ma questa è la primissima volta che entriamo nel loro mondo, nel mondo delle dame di corte.
Oggi, per #dramiamoinhanbok la rubrica appendice di #dramiamo che curo per il blog, parliamo del miglior drama storico del 2021, entrato nella mia personale classifica dei preferiti, “The Red sleeve“.

Corea 1700, Lee San è il perfetto principe ereditario, dedito allo studio e al rigore, è tormentato dalla morte del padre e vesseggiato dal tirannico nonno. La sua vita si intreccia con la giovane dama di corte Sung Deok Im, intelligente e determinata, di cui si innamora perdutamente. Peccato però, che il futuro sia disseminato di ostacoli che dovranno impare a superare.

Il drama si suddivide in due grossi blocchi, la prima parte è ambientata sotto il regno del nonno, che vede l’ascesa e la caduta della potente congrega delle dame di corte e l’altro sotto il regno di Lee San, con la sua travagliata storia d’amore a fare da sfondo.

Lee San è il principe ereditario che ha subito la peggiore delle sorti, suo padre è stato ucciso dal nonno quando lui era ancora piccolino. Lo avevano accusato di tradimento perchè il nonno era ossessionato dalla paura che la sua stessa famiglia lo considerasse indegno del trono perché figlio di una donna di umili origini ed ha sempre pensato che anche il nipote potesse ritenere lo stesso. Queste inquietudini, lo hanno condizionato prima come uomo e poi come principe ereditario e futuro re. Se da una parte infatti il desiderio di non essere come il nonno, gli ha permesso di diventare un re saggio e attento ai bisogni del suo popolo, dall’altro lato come uomo, è diventato egoista ed ha iniziato ad avvertire la paura di perdere le persone che ama.

Il suo personaggio è combattuto e lo dimostra spessissimo, il dolore e l’abbandono, che per lungo tempo lo hanno accompagnato, sono sentimenti che spera di non dover rivivere mai più e che invece la sorte non gli risparmia fino alla fine. Si lega morbosamente alla sola donna che ha mai amato, soffrendo per questo, forse più che se l’avesse lasciata andare. Si lega al suo unico amico ed è incapace di punirlo quando questo lo tradisce per amore della sua di famiglia. È arrabbiato con il nonno, ma il nonno è l’unica persona da cui ha sempre voluto essere accettato.

Sung Deok Im, dall’altra parte, è un personaggio femminile a tutto tondo. Una donna del 1700, che nonostante le ingiustizie che la vita le ha riservato, costruisce intorno a sé una famiglia di persone che le vogliono bene e da cui non è disposta a separarsi. È stata cresciuta per essere una pedina politica al servizio della potente prima dama di corte, ma rifiuta categoricamente quel ruolo. È una donna intelligente, arguta, indipendente e caparbia, l’uomo più potente del mondo la vuole come concubina reale ma lei non cede, non lo fa perché è consapevole che nell’accettare lui perderà se stessa. Anche se i suoi sentimenti sono forti, la vita che si è faticosamente costruita è più importante.

È bellissimo il percorso che intraprendono, si incontrano, si scontrano e si rifiutano, centinaia di volte, rimanendo sempre coerenti con le loro scelte.

Sono personaggi non sempre perfetti, non sempre sarete in sintonia con le loro scelte, ma proprio questo li rende personaggi conformi alla realtà che stanno ricostruendo, personaggi che soffrono, combattono e desiderano anche con estrema intensità, anche sbagliando, che hanno paura, di perdere o di perdersi, ma che devono comunque rinunciare a qualcosa nel percorso che hanno deciso di tratteggiare.

Il cast tutto ci ha regalato dei meravigliosi personaggi, anche i comprimari sono stati in grado di tenere la scena con sapiente maestria. Il drama non è tuttavia solo dolore, sono presenti anche gli intermezzi comici, ma contestualizzati nella scena, non sono mai eccessivi o fuori luogo, ma avvengono con naturalezza.

La fotografia ha una cura al dettaglio da far invidia a qualsiasi produzione cinematografica. L’uso sapiente dello spazio, dei colori e della luce. Ogni singolo angolo del palazzo viene ampiamente valorizzato. Dalle segrete di notte dove si tenevano i prigionieri, ai laghetti in cui le cameriere di corte erano solite riposare, i lunghi viali incorniciati da fitti alberi, le enormi sale del trono illuminate spesso dalle luci soffuse dalle antiche lanterne, che danno alla scena quel tocco di calore ed intimità, anche durante la scena più dolorosa. Per non parlare dei meravigliosi padiglioni, che avremo visto centinaia di volte, ma che qui risaltano con i loro colori accesi.

Ma anche la regia tiene il passo, c’è una scena in particolare in cui si viene a creare questa danza di spade durante un combattimento e le mosse di lui combaciano con le cadute di lei che corre nella foresta per avvisarlo del tradimento in corso. Quasi un gioco di specchi, reso divinamente.

La storia di Deok Im racconta la vera condizione femminile nella corte interna, con brutale sincerità. Non era affatto una vita affascinante, ma spesso soffocante e fatta di sacrifici, una vera e propria prigione dorata. La scena in cui saluta le amiche che escono per godere della festa delle lanterne, per lei rappresenta un addio alla giovane ragazza libera che non sarà mai più. Una delle scene più belle del drama, quella più sentita. Che meglio racconta il suo personaggio.

Un drama attento anche alla cura storica, non bisogna mai dimenticare che si tratta di produzioni liberamente ispirate certo, ma il drama si è comunque sforzato parecchio per offrire una panoramica completa dell’epoca, tenendo conto di tutte le sue sfaccettature complicate, forse una delle migliori riproduzioni in circolazione per ora, non a caso visto che la sceneggiatura è stata realizzata seguendo il romanzo storico dal medesimo nome.

Un drama che dovete senza alcun dubbio recuperare, mentre se lo avete già visto, come dicevamo nel post di presentazione al progetto, nei #dramiamoinhanbok ci saranno anche consigli di letteratura, a questo drama colleghiamo il romanzo “La danzatrice di Seoul” di Shin Kyung-sook e l’intervista fatta a Lee Jun-Ho, che parla del ruolo che ha interpretato nel drama, sul The Korean Times.

Del romanzo parliamo tra pochi giorni, con un post sul feed, mentre l’intervista la trovate nel circoletto in evidenza.

Ps: l’ultima puntata è una stilettata dritta al cuore. Preparate moltissimi fazzolettini, perché saranno tutti necessari.

Un grazie speciale ad Ele per averci del k-drama che l’anno scorso ha ricevuto moltissimi riconoscimenti, inaugurando #dramiamoinhanbok! 

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