Go Min-si e Lee Do-hyun per Youth of May

youth of may go minsi lee dohyun

Non importa quante volte la marea mi spingerà di nuovo a quel maggio, adesso ti ho
qui.

 

Ogni volta che scrivo la recensione di un drama che ha lasciato qualcosa dentro di me, non posso fare a meno che cominciare con una citazione. In realtà ne ho annotate molte, ma questa rappresenta non solo quella che è l’essenza del drama, ma anche
quello che esso rappresenta per chi lo guarda: una marea di emozioni che ti travolge e tu, inconsapevolmente, ne resti affascinato e irreparabilmente cambiato e consapevole. O almeno è stato così per me.

Ho guardato Youth of May appena uscito su Viki incuriosita dalla trama e dalla fotografia del drama. Ricordo l’entusiasmo nell’aspettare ogni puntata con ansia e con il cuore che batteva all’impazzata. Non mi sono mai pentita di averlo cominciato e ora eccomi qui, un anno dopo, mentre scrivo la recensione cercando di trovare le parole giuste.

Premetto che non è facile, ho rimandato così a lungo proprio perché, secondo me, questo è uno di quei drama che possono essere tranquillamente considerati delle perle del genere e che meritano di essere recensite con le parole giuste.
Ma andiamo per gradi.

Gwangju, Corea del Sud, 1980, siamo in uno dei momenti delicati e orribili della storia coreana, i movimenti di ribellione studentesca si coalizzano contro la repressione e le brutalità commesse dall’esercito dittatoriale al vertice e per ripristinare i loro diritti civili, completamente spazzati via dalla legge marziale in vigore.
Questa è l’ambientazione del drama che non definisco mero sfondo poiché, anche se in modo non cruento come in film che parlano dell’accaduto, ad esempio A taxi driver, la strage di quel periodo viene raccontata attraverso la sua crescente
evoluzione che coinvolge, inevitabilmente, i nostri protagonisti.

Kim Myung-hee, magistralmente interpretata da Go min- si, è una ragazza determinata, tenace e testarda che lavora come infermiera e che sogna di poter andare all’estero per studiare.
Hwang Hee-tae, interpretato in maniera eccezionale da Lee Do-Hyun, un attore che è stato per me una scoperta, è “il ragazzo prodigio di Gwangju”, un brillante studente di medicina la cui vita non è rosea così come sembra dall’esterno. I due si incontrano per il volere del destino e qualcosa, il classico colpo di fulmine, scoppia tra di loro, nonostante il tutto cominci a causa di una bugia bianca raccontata da Myung-hee per una sua amica.

Hee-tae scopre la bugia? Sì.
La loro situazione cambia? Sì, ma non per loro volontà e soprattutto non perché l’amore che provano l’uno per l’altro sia stato frutto di quella bugia.
Il loro è un sentimento forte che va oltre il loro nome, il loro status sociale e, oserei dire, anche contro la loro volontà, perché sì, loro proveranno a stare lontani ma se il destino gli ha fatti incontrare e innamorare un motivo ci sarà, no?

Il drama, anche se nasce da uno schema tipico del genere romantico, viene sviluppato in un modo che difficilmente ho ritrovato in altri drama con questa impostazione. Le scene romantiche non mancano, ma non sono eccessivamente marcate e numerose, la bravura e la meraviglia della sceneggiatura sta proprio nel rendere dolce e romantico anche solo un dialogo oppure un momento in cui uno dei due protagonisti parla con sé stesso.

Come ho già detto, attorno alla vita dei protagonisti, ruota questo movimento di ribellione e anche una serie di personaggi che interferiscono, negativamente o positivamente, nella stria dei due ragazzi che mostrano, a mio parere, sempre la propria forza e la propria identità. Soprattutto Hee-tae, smette di scendere a patti con una vita che non gli appartiene e proprio con Myung-hee riesce a trovare sé stesso.Paradossale come una persona riesca a trovarsi non nel riflesso di uno specchio, ma in quello dello sguardo di qualcun altro.

In 12 puntate si riesce ad entrare nella vita di questi personaggi, nel contesto storico, non solo per la bravura del cast, Lee Sang- yi, Keum Sae-rok, Kim Won-hae, Oh Man-seok, per citarne alcuni, ma anche soprattutto grazie alla fotografia che avvolge ogni azione come se fossero cuciti insieme da un filo dissolubile che attraversa lo schermo e giunge a te. I tuoi occhi vedono quello che vedono loro, il tuo cuore sente quello che sentono loro come se tu avessi vissuto tutto dal vivo.

Il tempo della narrazione scorre lento ma non monotono nelle prime puntate in cui i due si conoscono e la ribellione incalza, per poi accelerare sempre seguendo il ritmo delle emozioni come se fossero i battiti di un cuore agitato.
Sì, credo che la metafora del cuore descriva a pieno il ritmo della narrazione come se in base alla scena esso vada più rapido o quieto.

Non so se sono riuscita a descrivere al meglio la bellezza di questo drama, la sua eleganza e allo stesso tempo la sua forza che, a mio parere, lo rendono uno dei prodotti più validi del 2021 poichè i punti di forza battono i punti deboli a mio parere minimi e, volendone citare il principale, mi sarebbe piaciuto che fosse approfondito, anche solo sinteticamente la vita degli altri personaggi dopo quel periodo.

Consiglio questo drama? Assolutamente si, merita di essere visto perché nonostante la grande forza che risiede nel voler raccontare quel periodo buio, ci sono altri insegnamenti che fanno da cornice ad esso: la determinazione che abbatte i confini, la forza di andare avanti nonostante il dolore e l’amore che non viene cercato, ma che invece trova coloro che sanno aspettare.

Youth of May è stato scritto da Francy, per la quale si ringrazia per il suo prezioso contributo!
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